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Istituti Professionali tra decentramento e riordino
Gli istituti professionali sono al centro di una trasformazione che si potrebbe definire epocale se non che la nostra scuola in questo momento è un po’ tutta in ombra e quindi poco si nota.

I tagli di personale tutt’ora vigenti, la scarsità delle risorse finanziarie sono il risultato di provvedimenti che vogliono mantenerli alle strette dipendenze dello Stato, anziché realizzare un decentramento che possa porli in relazione con i sistemi di formazione professionale regionali oppure metterli in condizione di fare supplenza a questi ultimi, in modo che siano i territori a sostenere la loro attività anche dal punto di vista economico.

Il titolo quinto della Costituzione riformato non viene applicato e quindi l’introduzione del nuovo contenitore chiamato istruzione e formazione professionale resta privo di contenuto, o meglio i due versanti che oggi lo compongono continuano il loro percorso in modo separato.

La situazione degli alunni è piuttosto critica, sia per gli insuccessi, sia per le condizioni socio-culturali degradate che stanno dietro a questa scelta da parte delle famiglie.

Il mondo del lavoro avrebbe bisogno di competenze non solo tecniche, ma anche generali e culturali, ma si fatica a costruirle in una situazione di apprendimento difficile che non raggiunge nelle indagini internazionali nemmeno i minimi livelli.

Insomma è qui che ci sarebbe più da fare, sul piano politico ed educativo, invece questi istituti vengono sempre di più lasciati alla progressiva marginalità, rinunciando non solo ad un loro rilancio nel cuore della nostra economia, ma deprimendone il potenziale formativo, che può intervenire su situazioni di demotivazione e di disagio le quali potrebbero rivelarsi dannose anche per la coesione sociale.

In molti istituti però sono in atto interessanti esperienze che cercano di fronteggiare diverse situazioni: dal contrasto alla dispersione scolastica, alla qualificazione dei curricoli e dei profili professionali, agli stage, all’integrazione con gli enti di formazione professionale.

Per contribuire alla documentazione dell’innovazione diffusa, quale momento di approfondimento comune, il CDE propone agli istituti professionali la compilazione di un questionario e si impegna a dar conto di tutte le risposte pervenute, facendone progressivamente sintesi utili per la ricerca, il confronto e lo sviluppo professionale.

 

Gian Carlo Sacchi

 

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