
(parzialmente pubblicato
nel volume “Alunni del mondo, Strategia
per l’accoglienza” Roma, Sinnos Editore, 2005)
Indice
Mediazione culturale e mediatori culturali
I mediatori “culturali”: fenomenologia di una definizione
Un primo identikit della figura del mediatore (cosa Non è,
ambiti di intervento, skills)
La pratica della
mediazione nell’ambito scolastico: il profilo di competenze
Il mediatore come operatore socio educativo: descrizione del
profilo professionale generale
I luoghi e gli autori della formazione
Le concrete modalità
di contrattualizzazione dei mediatori
Affrontare
il tema dei mediatori “linguistico-culturali” entro i
processi formativi ed educativi implica, in primo
luogo, fare i conti con una pregiudiziale teorica e pedagogica riferita alla
dimensione interculturale.
1.1. educare al tempo della complessità
Tale
pregiudiziale può così essere sinteticamente riassunta:
l’educazione interculturale non è qualcosa di aggiunto
rispetto alla scuola normale ma costituisce invece la normalità dell’educazione
nelle società multiculturali e postmoderne.
Le questioni essenziali dell’educazione
interculturale possono allora così definirsi:
q L’educazione
interculturale, nelle sue molteplici dimensioni, si prospetta come la risposta
più avanzata rispetto alle modificazioni sociali nazionali, europee e mondiali
ed alla conseguente domanda di istruzione e formazione
di ogni persona e della collettività.
q L’accentuarsi delle
situazioni di natura multiculturale e plurietnica può così tradursi in
occasione di arricchimento e di maturazione in vista
di una convivenza basata sulla cooperazione, lo scambio, l’accettazione
produttiva delle diversità come valori ed opportunità di crescita democratica.
q Ogni scuola è chiamata a
divenire laboratorio di convivenza democratica ove si apprende a convivere
costruttivamente con le differenze sperimentando nel concreto la cittadinanza
planetaria.
q Il punto d’avvio
dell’educazione interculturale è il riconoscimento e la valorizzazione
delle differenze - di genere in primo luogo - entro un percorso di formazione
alla cittadinanza planetaria vista come nuova dimensione della convivenza
democratica.
q Al
centro dell’attenzione della scuola si pone così il problema dell’identità
individuale e delle forme di appartenenza.
q L’educazione
interculturale, oggi, può essere rappresentata come un caleidoscopio a diverse
facce che rappresentano nodi con i quali la scuola si confronta.
q L’educazione
interculturale infatti è una questione poliedrica che
deve essere esaminata sotto diverse angolature a partire da alcuni nodi fra
loro interconnessi in una rete relazioni complesse e dinamiche
1.2. I nodi dell’educazione
interculturale come sfondo integratore del POF
Stando a tali premesse il Documento “Educazione
interculturale nella scuola dell’autonomia” (elaborato in ambito MPI nel 2000)
nel proporre l’approccio interculturale come sfondo integratore del piano
dell’offerta formativa segnala 13 nodi quali dimensioni
cruciali dell’educazione nelle società complesse, globali, postmoderne:
1.
Identità, differenza e nuova cittadinanza
2.
Dimensione mondiale dell'educazione
3.
Dimensione europea dell'educazione
4.
Razzismo, antisemitismo, pregiudizio e intolleranza
5.
Minoranze interne
6.
Varietà culturale e spazi urbani
7.
Immigrazione e emigrazione
8.
Italiano come lingua2
9.
Multimedialità e linguaggi
10. Abitare l'emergenza
11. Il dialogo interreligioso
12. Adulti
e famiglie
13. Saperi, ambiti
disciplinari e campi di esperienza
E se ne può aggiungere un quattordicesimo: le
scuole italiane all’estero e la loro interazione con il territorio
2. Mediazione culturale e mediatori culturali. Indice del percorso
Affrontare il tema specifico della mediazione in ambito educativo, con particolare riferimento all’inserimento ed alla frequenza scolastica di alunni migranti implica analizzare i seguenti ambiti problematici:
§
I processi educativi nella società multiculturale: analisi
dei bisogni di mediazione con specifico riferimento alla presenza di alunni stranieri nelle scuole italiane
§
Ricognizione dei testi normativi su mediatore
§
Elementi per un primo identikit dei mediatori culturali:
§
Profilo delle competenze del mediatore in ambito educativo
§
I percorsi di formazione
§
Descrizione del profilo professionale generale
§
Competenze di base e trasversali
§
Competenze tecnico professionali
§
Analisi del percorso formativo, dei luoghi e degli autori
della formazione.
§
Il nodo della certificazione
§
Le concrete modalità di contrattualizzazione dei mediatori
§
Le concrete modalità di
interazione tra docenti, scuole e mediatori
3. Analisi dei bisogni di mediazione con specifico
riferimento alla presenza di alunni stranieri nella
scuola italiana
3.1. Complessità
Negli
ultimi 20 anni la scuola italiana ha visto crescere notevolmente la presenza di alunni stranieri (cfr. dossier statistici pubblicati dal Ministero nel corso degli
anni).
Tale
presenza si manifesta in modalità complesse sin dal
primo accesso alla scuola.
Ben
diverso è, ad esempio, l’inserimento di un bambino figlio di immigrati
ma nato in Italia e che ha frequentato il nido e la scuola dell’infanzia,
rispetto ad un inserimento improvviso ad anno scolastico iniziato da parte di
un bambino neo arrivato da un paese straniero. I livelli di complessità si
fanno poi ancora più significativi se si tiene conto
anche
q
della differenza di genere
q
della specifica cultura di provenienza;
q
della causa che sta all’origine del percorso migratorio
della famiglia
q
dell’esistenza o meno di una famiglia (es. minori non
accompagnati)
q
del tipo di inserimento che la famiglia sta vivendo in
Italia
q
del tipo di ipotesi identitaria
assunta dal contesto famigliare
q
….
3.2. I bisogni della scuola con riferimento all’inserimento alunni stranieri
Entro
tale complessità le aree in cui la scuola evidenzia nuovi bisogni a livello
formativo, organizzativo e didattico possono così definirsi
q
Necessità di conoscenza della cultura d’origine e della ipotesi identitaria di
riferimento della famiglia e dello studente
q
Necessità di costruire un ponte di comunicazione in
particolare nei confronti di studenti neo arrivati
q
Necessità di definire coerenti protocolli di accoglienza e di insegnamento italiano L2
q
Necessità di ridefinire l’ambiente educativo
q
Necessità di favorire il mantenimento della cultura e
della lingua di origine
q
Necessità di informare e facilitare l’accesso ai servizi
educativi
q
Necessità di orientamento e di
definizione di modalità di intervento in situazioni di conflitto (incidenti
interculturali e/o fraintendimenti)
q
Necessità di orientare i genitori neo-arrivati
q
Necessità di strumenti atti a risolvere difficoltà
comunicative nella prima fase di inserimento
q
Necessità di reperire informazioni
sulla storia del bambino, sui modelli formativi e scolastici del paese
d’origine
q
Necessità di acquisire nozioni teoriche di base, strumenti
operativi e tecniche didattiche in ambito interculturale
q
Necessità di conoscenza riferite alle culture altre
q
Necessità di acquisire competenze interculturali con
riferimento alla rilettura dei curricoli, ecc..
3.3 Le risposte della scuola
Nel
corso degli anni, a partire in particolare dalla CM 205/90 e grazie ad una significativa attenzione da parte del Ministero le scuole si
sono dotate di progettualità e di strumenti atti a
rispondere in modo organizzato alle nuove sfide superando la logica
dell’emergenza lungo i seguenti assi:
Ø commissione intercultura ed
accoglienza del collegio docenti
Ø predisposizione materiali pluirlingue per iscrizione, certificazioni sanitarie, moduli
per accesso a servizi mensa, prescuola, ecc..
Ø predisposizione avvisi, circolari d’uso
comune … bilingui
Ø definizione protocollo d’accoglienza
Ø …
o
definizione protocollo di accoglienza di matrice didattica
o
protocollo per biografia linguistica alunno
o
kit pronto soccorso linguistico
o
costituzione ed utilizzo laboratorio linguistico L2
o
predisposizione di materiali didattici
ad hoc (schede, materiali multimediali, materiali di L2 a partire dalla diverse
L1 di provenienza, schede e strumenti analisi competenze extralinguistiche…)
o
predisposizione di materiali didattici
ad hoc per o studio (schede semplificate per lo studio delle diverse
discipline)
o
scaffali e/o biblioteche multiculturali
e interculturali
o
……
·
ricerca delle modalità più consone di relazione con le
famiglie di appartenenza
·
traduzioni
·
percorsi di conoscenza delle diverse culture e dei diversi
atteggiamenti nei confronti della scuola e dei processi di formazione
·
inserimento in progetti territoriali per aumentare conoscenza
e consapevolezza reciproche
·
feste ed attività multiculturali
4. I mediatori “culturali”: fenomenologia di una
definizione
Dagli
anni ’90 in poi si è venuta sempre più affermando la figura del mediatore
“culturale” benché tale figura non abbia al momento
ricevuto una chiara definizione. Del resto la normativa al riguardo non è né
chiara né univoca già a partire dal “nome” con cui indicare tale figura. Nello
specifico poi il Ministero dell’Istruzione non ha mai elaborato una posizione
univoca. Così i riferimenti normativi a livello di MIUR sono deboli (cfr. MPI CM 205/90 (ed. interculturale), MPI DM 2002/2000, DPR 394/99) mentre sono molto più consistenti
per quanto concerne le amministrazioni locali (Legge 40/98 Art.
36 6b e Art. 40 § 1 d; D.L. 286/98 Art. 38 che rimanda alla legge 40/98
art. 36).
Tentativi
di definire in modo più preciso il ruolo e la figura del mediatore possono
essere ascritti ad uno studio del CNEL, alle sperimentazioni di diverse realtà
locali, a ricerche scientifiche e, da ultimo, al documento-bozza di lavoro -
interministeriale presentato dal Ministero del Welfare
al Seminario di studio tenutosi a Padova nel giugno 2002. Tale documento è
frutto dell’apporto di tutti i ministeri interessati alla problematica
(Interni, Giustizia, Lavoro-Welfare, Istruzione,
Sanità).
Per
quanto riguarda il settore scolastico la letteratura e l’esperienza individuano
alcuni nuclei che costituiscono una condivisa struttura aperta dell’identikit
del mediatore.
Gli
assunti di fondo possono così riassumersi
a)
il mediatore culturale non sostituisce l’insegnante
che per definizione è esperto in mediazione
b)
il mediatore agisce come supporto, strumento,
esperto, … che, con competenze definite, interagisce con gli insegnanti e l’istituzione
scolastica entro i percorsi di cui questa si dota per la costruzione di una
scuola dell’autonomia riletta in chiave interculturale
4.1. La normativa: ricognizione sulle tracce di una definizione
Abbiamo
sostenuto che la normativa che accenna alla figura del mediatore non è né
chiara né univoca. In essa infatti si intrecciano ben
tre tipologie di definizione:
q
mediatore linguistico
q
mediatore culturale
q
mediatore interculturale
La
scheda che segue fornisce una sintetica esplicitazione
delle difficoltà di definizione che trovano origine
sia nella assoluta novità, per la società italiana, della figura del mediatore
che in una non chiarita distinzione dei diversi ruoli, ambiti, modalità di
intervento del mediatore.
|
Riferimento normativo |
testo |
Tipologia “mediatore” evidenziata |
|
Gazzetta ufficiale n. C 153 del 21/06/1989 pag.3 - 4 |
Risoluzione Europea del Consiglio e dei ministri
dell'istruzione riuniti in sede di Consiglio, del 22
maggio 1989 concernente la
scolarizzazione dei figli degli zingari e dei girovaghi (89/C 153/02): 1c: “formazione e impiego di insegnanti di origine zingara e
girovaga quando ciò sia possibile”. |
Appartenente
alla stessa cultura. Non è chiaro se è figura interna alla scuola o esperto esterno |
|
MPI CM 301/89 |
"Notevole importanza didattica assume il clima relazionale
da attivare nelle classi e nella scuola. Gli alunni appartenenti ad altre
etnie, specie se di recente immigrazione, debbono
trovare stimoli comunicativi dall'intervento di coetanei immigrati
(che hanno già qualche consuetudine con la lingua italiana) e dalla
partecipazione di adulti che sono in grado di comunicare in lingua
italiana e nell'altra lingua". |
Coetanei immigrati (mutuo insegnamento) Adulti bilingui |
|
MPI
205/90 (ed. interculturale) |
§ 6 Compito della scuola, entro l’educazione
interculturale è “mediazione fra le diverse culture: mediazione non
riduttiva degli apporti culturali diversi, bensì animatrice di un continuo,
produttivo confronto fra differenti modelli. L'educazione interculturale -si
osserva- avvalora il significato di democrazia, considerato
che la "diversità culturale" va pensata quale risorsa
positiva per i complessi processi di crescita della società e delle persone. il riconoscimento della sua identità culturale, nella
quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione e di collaborazione, in una
prospettiva di reciproco arricchimento". È
previsto l’intervento di esperti per favorire la relazione
scuola-famiglia (§ 5) “L’intervento
degli enti locali e la collaborazione delle comunità e delle famiglie
consente in alcune sedi scolastiche l’impiego di mediatori madrelingua
per sostenere l’inserimento e attuare
le iniziative per la valorizzazione della
lingua e cultura d’origine” |
Insegnante come mediatore Mediatori madrelingua per sostenere inserimento Mediatori madrelingua (comunità immigrata) §
per valorizzazione lingua e cultura di origine. §
relazioni con famiglie straniere |
|
Legge 40/98* Art. 36 6b |
(regolamento
successivo con indicazione ….) dei criteri per il riconoscimento dei
titoli di studio e degli studi effettuati nei Paesi di provenienza ai fini
dell'inserimento scolastico, nonché dei criteri e
delle modalità di comunicazione con le famiglie degli alunni stranieri, anche
con l'ausilio di mediatori culturali qualificati; |
Mediatori culturali
qualificati per comunicazione con famiglie alunni stranieri |
|
Legge
40/98* Art. 40 § 1 d |
Misure
di integrazione sociale d)
la realizzazione di convenzioni con associazioni regolarmente iscritte nel
registro di cui al comma 2 per l'impiego all'interno delle proprie strutture
di stranieri, titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di
durata non inferiore a due anni, in qualità di mediatori
interculturali al fine di agevolare i rapporti tra le singole
amministrazioni e gli stranieri appartenenti ai diversi gruppi etnici,
nazionali, linguistici e religiosi; |
Mediatori interculturali (si precisano alcune
sue caratteristiche: 2 anni di presenza in Italia, titolari di permesso di
soggiorno) agevolano rapporti tra istituzione scuola e stranieri |
|
D.L.
286/98* Art. 38 (cfr legge 40/98 art. 36) |
…..dei criteri per il riconoscimento dei titoli di studio e
degli studi effettuati nei paesi di provenienza ai fini dell'inserimento
scolastico, nonché dei criteri e delle modalità di comunicazione con le
famiglie degli alunni stranieri, anche con l'ausilio di mediatori
culturali qualificati; |
mediatori culturali qualificati per §
conoscenza sistema scolastico di origine §
comunicazione con le famiglie |
|
DPR
394/99 Art. 46 |
§
5 Il collegio docenti formula proposte in ordine ai
criteri e alle modalità per la comunicazione tra scuola e famiglia degli
alunni stranieri. Ove necessario, anche attraverso intese con l’ente locale,
l’istituzione scolastica si avvale dell’opera di mediatori culturali qualificati §
6 il consiglio di istituto promuove intese con
associazioni straniere… allo scopo di stipulare convenzioni e accordi per
attivare progetti di accoglienza, iniziative di educazione interculturale,
azioni a tutela della cultura e della lingua di origine e lo studio delle
lingue straniere più diffuse a livello internazionale |
mediatori culturali qualificati per §
accoglienza §
comunicazione con le famiglie §
azioni tutela lingua di origine |
|
MPI
DM 2002/2000 Art. 5 Formazione finalizzata |
Gli
interventi relativi agli istituti contrattuali
comprendono, per gli insegnanti: |
Mediatori linguistici (ci si riferisce alla attività
dei CTP invitati a formare mediatori linguistici |
|
Legislazioni
regionali |
Le regioni, sulla base delle normative sopra citate, hanno prodotto una grande mole di leggi. Si
cita ad esempio la legge regionale del Piemonte n. che ha permesso di
finanziare percorsi di utilizzo di mediatori a
livello scolastico. Nell’anno
in corso la gestione del bando per la presentazione dei progetti è stata
affidata alle province della regione. La
stessa cosa è accaduta in molte altre regioni. |
|
*
Nota. Il 30 luglio 2002 è stata approvata la legge n. 189
(meglio nota come legge Bossi-Fini): „Modifica alla normativa in materia di immigrazione e asilo“. Va tuttavia sottolineato
che la nuova legge lascia inalterate le disposizioni relative all‘istruzione
per gli immigratie ed i loro figli
5. Un primo identikit della figura del mediatore
Tracciare
un primo identikit della figura del mediatore implica:
q
definire cosa il mediatore NON è
q
definire gli ambiti di un proficuo intervento del mediatore
q
definire le competenze specifiche necessarie del mediatore
in ambito educativo (profilo professionale – profilo di competenze)
Una
sintesi, elaborata a partire da uno studio di Massimilino
Tarozzi, offre l’opportunità di mettere in risalto i
tratti fondamentali di un primo identikit del mediatore in ambito educativo.
MEDIATORI CULTURALI – UN PRIMO IDENTIKIT
|
Cosa non è il mediatore |
Gli ambiti di un
proficuo intervento |
Skills del mediatore culturale |
|
1. non è l’esperto di intercultura
cui demandare tutto cio che concerne l’educazione
interculturale e l’integrazione dei bambini non autoctoni |
1.
Situazioni di emergenza.
Spesso è il caso del lavoro di interpretariato nei
confronti di ragazzi appena giunti da un paese straniero. Ma,
trattandosi di situazioni limitate e a termine dovrebbero terminare una volta
cessata l’emergenza. |
1.
Consapevolezza dell’infinità del proprio compito.
Da qui il senso del limite e dell’imperfezione da trasformare in
caratteristica positiva, maggiore consapevolezza e
responsabilità nei confronti di ogni azione e decisione. |
|
2. Non è pensabile che tutte le funzioni della
mediazione siano svolte da una sola persona che peraltro dovrebbe
possedere abilità e capacità illimitate |
2. Funzione di back office. Non sportello e/o assistenza
diretta ma consulenza ai responsabili dei vari servizi per tutto ciò che
riguarda la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti, l’acquisto di
materiali, l’organizzazione scolastica, le scelte strategiche, il supporto
nella predisposizione di ambiente multiculturale ecc |
2.
Competenza pedagogica: le relazioni
che egli instaura sono sempre relazione educative e
richiedono conoscenze ed abilità specifiche: tecniche della comunicazione,
dell’animazione, della conduzione del gruppo, di identificazione personale,
di tipo manageriale. |
|
3.
Non è legittimo delegare in toto al mediatore il ruolo di agente, principale o esclusivo, del cambiamento sociale.
Questo tipo di aspettativa, che diviene delega, è
ancor più preoccupante in quanto indice di immobilismo o di disinteresse. |
3. Animazione interculturale. Attualmente
questa figura è legata a interventi sporadici di carattere informativo. Si
tratta di andare oltre giungendo alla figura dell’animatore culturale. |
3.
Una buona conoscenza della
lingua italiana e di almeno una delle lingue veicolari dei gruppi etnici
presenti sul territorio affiancata da buone capacità comunicative. |
|
4.
La mediazione cognitiva (presenza
costante di un mediatore culturale in una classe con bambini di etnica minoritaria ad affiancare il lavoro
dell’insegnante) è una funzione non solo
difficilmente realizzabile ma nemmeno auspicabile. Costruire
uno spazio interattivo appropriato è
compito dell’insegnante, non di altri. |
|
4.
Capacità comunicative: il mediatore
dovrà essere un costruttore di relazioni e un manutentore delle stesse. |
|
5. Non sembra auspicabile nemmeno la figura del
mediatore come informatore, ovvero come colui
che entra nelle classi con interventi sporadici per far conoscere la
cultura di un determinato paese. E’, in sostanza, il rischio di ridurre la
cultura alla dimensione folklorica |
|
5.
Il mediatore dovrebbe appartenere alla medesima area
culturale degli utenti a cui si rivolge o, se di cittadinanza
italiana, conoscere ad alto livello l’area culturale e/o la lingua degli
utenti con cui opera. |
|
6.
Il mito della imparzialità. Il rischio è che il mediatore si trovi tirato
dalle due parti e di non riuscire a gestire questa difficilissima situazione. |
|
6.
Il mediatore è capace di mappare, prevenire e gestire i conflitti |
|
|
|
7.
Il bagaglio professionale del mediatore culturale è costituito anche da abilità individuali, sia naturali
che culturali che, in quanto soggettive, sono
di per sé inclassificabili ma costituiscono anche il tratto distintivo di un
soggetto |
Rielaborazione
da M. Tarozzi, La mediazione educativa. Mediatori culturali tra uguaglianza e differenza, CLUEB, Bologna,
1998.
Occorre
precisare che se la figura del mediatore costituisce una dimensione
fondamentale dell’educazione interculturale, non necessariamente a questa
funzione deve corrispondere un’unica figura professionale che la svolga".
6. La pratica della mediazione nell’ambito scolastico: il
profilo di competenze
In
riferimento alle problematiche relative all’inserimento degli alunni figli di
famiglie migranti emergono dalla scuola nuovi bisogni di tipo formativo,
organizzativo e didattico rispetto ai quali il ricorso alla figura del
mediatore culturale può rappresentare una risposta efficace. La tabella che
segue evidenzia (anche se non in modo esaustivo) i possibili ambiti di intervento del mediatore delineando, nel contempo, il suo
profilo di competenza
PROFILO DELLE COMPETENZE – PROFILO PROFESSIONALE
IL MEDIATORE
CULTURALE NEI SERVIZI SCOLASTICI/EDUCATIVI |
|
|
|
A. Nei confronti dei bambini figli di migranti |
|
A1. Sostenere la prima fase di accoglienza e
di inserimento |
|
A2. Ricostruire la biografia e la storia scolastico-linguistica
del bambino straniero |
|
A3. Rendere esplicite le regole del servizio e
della scuola |
|
A4. Ridurre l’ansia e il disagio da sradicamento |
|
A5. Fornire visibilità e valorizzare le culture di appartenenza |
|
A6. Costituire modello positivo di riferimento
e di identificazione per bambini immigrati |
|
A7. Fornire legittimità e valore alla lingua d’origine entro la scuola |
|
A8. Facilitare - di concerto con l’insegnante - il primo approccio
all’apprendimento della lingua italiana |
|
B. Nei confronti delle famiglie migranti |
|
B1. Informare, facilitare l’accesso all’uso dei servizi educativi
mettendo in relazione i partners educativi |
|
B2. Tradurre materiali informativi, avvisi, cartellonistica, documenti, ecc. |
|
B3. Intervenire in situazioni di conflitto (incidenti interculturali
e/o fraintendimenti) |
|
B4. Orientare i genitori neo-arrivati |
|
|
|
C. Nei confronti di insegnanti, operatori
educativi, istituzioni educative |
|
C1. Contribuire a risolvere difficoltà comunicative nella prima fase di inserimento |
|
C2. Fornire informazioni sulla storia del bambino, sui modelli
formativi e scolastici del paese d’origine |
|
C3. Fornire informazioni sulla cultura d’origine del bambino |
|
C4. Tradurre informazioni e comunicazioni |
|
C5. Sostenere l’insegnamento della seconda lingua |
|
|
|
D. Nei confronti degli studenti italiani |
|
D1. Presentare culture altre |
|
D2. Fornire immagine positiva dei paesi
d’immigrazione e delle loro culture |
|
D3. Narrare e proporre animazioni interculturali |
|
E. Nei confronti degli adulti migranti |
|
E1. Interagire con le istituzioni scolastiche cui fanno
capo i CTP |
|
E2.Interagire con le comunità di migranti presenti sul territorio |
|
E3. Interagire con gli insegnati dei CTP |
|
E4. Competenze descritte
sopra ai punti A.B.C. |
|
F. Competenze
base e di rete |
|
F1. Capacità di gestire conflitti |
|
F2. Essere facilitatore di relazioni |
|
F3. Competenze nella gestione di gruppo |
|
F4. Capacità reperire informazioni |
|
F5. Competenze progettuali (analisi dei bisogni, definizione delle
strategie di intervento, realizzazione,
monitoraggio, valutazione...) |
|
F6. Competenze multimediali |
|
F7. Competenze riferite alla relazione con enti ed istituzioni |
7. Il mediatore come operatore socio educativo:
descrizione del profilo professionale generale
La figura del mediatore culturale
si connota come specificazione della figura definita "operatore socio
educativo".
In termini ampi la professionalità
dell'operatore socio educativo si definisce a partire da tre ambiti di competenza:
A. competenza culturale: l'operatore socio educativo deve farsi agente/manager di
integrazione e di sperimentazione culturale;
B. competenza metodologica (con particolare
riferimento alle capacità di osservazione/scoperta e di investigazione ricerca);
C. competenze tecnico-professionali: saldare dialetticamente la cultura ufficiale (che si declina
in competenze teoriche, operative e internazionali) con la cultura
d'ambiente (capacità di fungere da moltiplicatore culturale sia nei confronti
delle risorse/opportunità di cui dispone il territorio sociale, sia nei
confronti della pluralità di linguaggi, costumi, valori, fedi presenti in un
territorio)
7.1. La
specificità della figura del mediatore culturale
Nello specifico la figura
del mediatore interculturale declina le tre competenze
sopra citate nell'ambito del rapporto tra immigrati e società d'arrivo con la
finalità di:
q mappare il territorio multiculturale (bisogni, risorse,
potenzialità);
q mobilitare le risorse del
territorio multiculturale (sia sul versante degli alunni immigrati che su
quello degli alunni italiani);
q collaborare a prevenire il nascere o
il crescere di razzismo, rifiuto, xenofobia, chiusura in gruppi, ghetti, etnocentrismo, ecc.;
q favorire il nascere ed il
crescere di relazioni interculturali secondo la logica della convivenza
democratica;
q favorire l'integrazione nella
società (riconoscimento dei diritti di cittadinanza e loro effettiva
concretizzazione: educazione, salute, lavoro, casa, ecc.) mediante la capacità
di connettere i diversi soggetti e le diverse istituzioni che agiscono a
livello di "immigrazione" ed interculturalità
(lavoro di rete);
q favorire il rapporto
interculturale a livello di cultura formativa e sociale secondo la dialettica
identità/differenza;
q operare per una convivenza
costruttiva e democratica.
7.2. Competenze di base e trasversali
Tra le
competenze di base possiamo distinguere
q competenze comunicative
§
dinamiche comunicative
§
conoscenza di più lingue
q competenze relazionali
§
utilizza tecniche relazionali di matrice interculturale
§
gestisce adeguatamente il proprio ruolo
§
facilita il rapporto tra persone e persone e persone ed
enti
7.3. Competenze tecnico professionali
q giuridico norrmative
§
conoscere la legislazione di settore
§
coerente applicazione della legislazione ai casi concreti
q mappatura del territorio e del
contesto sociale
§
conoscere il funzionamento e le modalità di accesso dei
servizi
§
conoscere i processi migratori con riferimento allo
specifico del territorio
§
mettere in rete risorse e competenze
q progettazione di interventi nella
specifica area educativa
§
saper utilizzare tecniche di progettazione per
l’intervento (analisi dei bisogni, definizione degli obiettivi, ecc.)
§
individuare gli
elementi normativi e le necessarie risorse istituzionali e del territorio
§
valutarere i risultati
dell’attività secondo modalità di retroazione
La letteratura e l’analisi delle esperienze
compiute in questi anni (si veda al riguardo l’analisi
compiuta da Favaro – Nigris
1999 per il Centro Come di Milano) concordano sostanzialmente con la
sintesi proposta dal CNEL che individua il percorso di formazione dei mediatori
sulla base di un progetto formativo modulare di primo livello (500 ore) così
definito:
·
area della comunicazione e della relazione interculturale
·
area normativa
·
area dell’organizzazione dei servizi
·
area specifica di intervento (nel nostro caso: ambito
educativo): almeno 100 ore
·
stage – tirocinio (il CNEL suggerisce di dedicare a
questa area circa un terzo del monte ore complessivo)
Il CNEL suggerisce inoltre la necessità di un percorso di formazione di secondo livello di 300 ore. Tale richiesta di formazione specialistica è attestata sia in letteratura che in concrete esperienze di formazione di mediatori.
A livello di formazione uno dei nodi di dibattito riguarda il fatto che i mediatori debbano essere
esclusivamente stranieri/migranti oppure se anche persone autoctone possano
diventare mediatori.
Non tutti gli autori (e le stesse esperienze di
formazione) sono al riguardo concordi. Personalmente
ritengo che il problema possa e debba essere risolto tenendo conto delle
diverse attività, dei diversi e complessi bisogni a cui la figura del mediatore
risponde.
E’ certamente ovvio riconoscere che specifici
elementi della mediazione culturale competano esclusivamente ad un mediatore
invece che ad un altro. Ad esempio un intervento di pronto soccorso linguistico
nei confronti di un ragazzo appena giunto dal Marocco non può che essere svolto
da un mediatore/mediatrice linguistico/a che conosca perfettamente
l’arabo (…e magari quella specifica tipicità di arabo),
mentre la consulenza ad un istituto scolastico che intenda fondare il proprio
Piano dell’offerta formativa (POF) a partire dall’ottica interculturale (o
definire una precisa strategia di accoglienza, o realizzare un laboratorio
linguistico; oppure, nel caso di altro servizio pubblico, la progettazione di
un servizio o di uno sportello di consulenza rivolto a tutti gli immigrati)
richieda la presenza di un esperto in mediazione culturale a prescindere
dall’appartenenza o meno ad una specifica cittadinanza straniera e/o minoranza
linguistica.
In questo caso la specificità dei ruoli, la loro
diversità e le loro interazione rendono ulteriormente
ragione della necessità di formare contemporaneamente ed in modo sinergico
mediatori sia stranieri che italiani oltre che della necessità di giungere ad
“agenzie di mediazione” capaci di rispondere a tutte le complesse esigenze
poste dalla società multiculturale (si tenga infatti conto che oltre alla
mediazione in ambito educativo esiste, come già sottolineato, anche la
mediazione nei campi socio-assistenziale, del lavoro, della sanità, della
giustizia, della pubblica sicurezza,….)
9. I luoghi e gli
autori della formazione
I percorsi di formazione dei mediatori sono stati
inizialmente frutto della capacità progettuale (unita all’emergenza ed al
concreto bisogno di tali figure) di associazioni ed
enti del terzo settore che successivamente hanno iniziato ad operare in modo
più strutturato correlandosi con enti locali (che agiscono in base alla
normativa vigente) e Centri di Formazione Professionale.
Successivamente si è giunti a forme di
riconoscimento delle competenze acquisite mediante esame e successiva
certificazione da parte della formazione professionale regionale (così è
accaduto ad esempio in Lazio, Emilia Romagna, ecc..).
A mia conoscenza un percorso integrato tra
Università, scuole e territorio si è realizzato solo a Piacenza (università del
Sacro Cuore).
Diverse Università hanno poi recentemente istituito
(grazie alla riforma 3+2) corsi di laurea triennale definita variamente “Laurea
in mediazione culturale” (Torino, Modena, Trieste, Brescia, Siena, ecc.) mentre
altre università hanno istituito master sullo stesso argomento (ad esempio
l’università di Venezia) oltre che percorsi di formazione finalizzati (cfr progetto alias dell’Università di Venezia
dedicato all’italiano come L2 e prevalentemente rivolto a docenti oppure il
progetto DIDATALS – certificazione di competenza in didattica dell’italiano a
stranieri - dell’Università per stranieri di Siena
Da ultimo il testo del DM 2002/2000 sulla
formazione (cfr scheda normativa) prevede che i
Centri territoriali permanenti possano istituire percorsi di formazione di
mediatori.
Certamente, ad una prima analisi, il settore risulta ancora non ben definito.
Con tutta probabilità andrebbe definito uno standard
nazionale a cui i diversi soggetti che offrono formazione per mediatori debbano attenersi. Tale standard dovrebbe o potrebbe anche
portare ad una certificazione di competenze rilasciata dalla formazione
professionale regionale.
Un primo tentativo di rispondere a tale necessità
può considerarsi il documento interministeriale presentato al Seminario di
Padova nel giugno 2002.
Altro nodo sul tappeto è poi costituito dalla accesa discussione sulla fattibilità di un albo
professionale dei mediatori.
10. Le concrete modalità di contrattualizzazione dei mediatori
Le modalità di contrattualizzazione da parte degli istituti scolastici dei
mediatori possono così riassumersi:
Si tratta di modelli diversi che a volte convivono
nelle diverse realtà della scuola italiana.
Negli ultimi anni mi pare si stiano privilegiando le ultime due modalità che offrono maggiori
garanzie per quanto riguarda il livello di professionalità dei mediatori, la
loro formazione ed aggiornamento, l’attenzione ai momenti della programmazione
degli interventi.
11. I nodi problematici
Per concludere credo utile
sottolineare come, malgrado quando sin qui detto, i nodi ancora problematici
e/o soggetti a discussione
A. i percorsi di formazione:
quali professionalità per una scuola interculturale?
q descrizione del profilo
professionale generale
q competenze di base e trasversali
q competenze
tecnico professionali
q il percorso formativo
q i luoghi e gli autori
della formazione
q le modalità di
valorizzazione del dato esperienziale in relazione a
percorsi soprattutto teorici
B. il nodo della
certificazione: chi certifica le competenze e le professionalità acquisite?
C. le concrete modalità di contrattualizzazione dei mediatori e la loro organizzazione
(società di mediazione? Cooperative? Contratti libero - professionali?)
D. una precisa definizione
dell’interazione tra insegnanti (professionalità che per definizione si
definisce “di mediazione”) e figure professionali di mediazione culturale e/o linguistico-culturale.
12. Pontifex o capri espiatori?
I mediatori, per loro natura, sono costruttori di
ponti: uniscono due sponde. Una operazione che, come
sottolinea Ivo Andric in “Cronaca di Travnik” è sempre dolorosa.
La domanda finale, tuttavia, deve andare più a
fondo: la nascita di una società basata sulla convivialità
delle differenze può essere furbescamente caricata solo sulle spalle dei
mediatori? O non si tratta invece di utilizzare la
loro professionalità entro uno spazio sociale che implichi una radicale ridefinizione della società stessa? Entro un percorso
ancora tutto da costruire in cui i singoli, i gruppi, la società riconoscono nuovo valore alle relazioni ed al legame sociale
in vista della costruzione di una cittadinanza “glocale”
capace di connettere locale e globale?
Se ciò non accadrà i
mediatori saranno i prossimi capri espiatori di una società che rifiuta l’alterità non mercificata. Oppure saranno costretti a
rivestire il ruolo non invidiabile di anestetico
sociale nei confronti di alterità e differenze
considerate pericolose e turbolente.
Come cittadini, educatori, intellettuali, esperti
di processi formativi abbiamo il compito di ricordare
che la scuola può e deve essere il laboratorio di convivenza democratica capace
di rispondere al nuovo contesto definito società multiculturale.
Si tratta, in primo luogo, di una questione di
democrazia. Come ben segnala la CM 205/90 che per prima ha imposto in Italia il
termine educazione interculturale e che ancora oggi costituisce un sicuro faro
per i naviganti.
Aluisi Tosolini
Nota: Il presente testo è stato predisposto per il Seminario ALI organizzato dal MIUR nei giorni 17-19 dicembre 2002 e per il Convegno Internazionale “Formazione, Curricoli, risorse nella società multiculturale” organizzato dalle Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre e de L’Aquila (10-11 dicembre 2002). Oltre che su Pavonerisorse è stato pubblicato nella rubrica Intercultura del sito http://www.scuolaer.it
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Bibliografia e sitografia
minima
M.
Tarozzi, La mediazione educativa. Mediatori
culturali tra uguaglianza e differenza, Bologna,
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M.
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A. Tosolini, I
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culturale, Parma, 2001
A..Tosolini, I mediatori culturali, In La
città in controluce, n. 7/8 Piacenza
A.. Tosolini – S. Trovato, New media, internet, e
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G. Favaro, I mediatori
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Mediazione culturale. Esperienze e percorsi formativi, Torino, Utet, 2002
http://www.educational.rai.it/corsiformazione/intercultura
http://www.didaweb.net/mediatori/dwmediatori.htm