Mediatori linguistico culturali in ambito educativo

 

 
ALUISI TOSOLINI

 

(parzialmente pubblicato nel volume “Alunni del mondo, Strategia per l’accoglienza” Roma, Sinnos Editore, 2005)

 

Indice

L’orizzonte interculturale

Mediazione culturale e mediatori culturali

Analisi dei bisogni di mediazione con specifico riferimento alla presenza di alunni stranieri nella scuola italiana

I mediatori “culturali”: fenomenologia di una definizione

Scheda normativa

Un primo identikit della figura del mediatore (cosa Non è, ambiti di intervento, skills)

La pratica della mediazione nell’ambito scolastico: il profilo di competenze

Il mediatore come operatore socio educativo: descrizione del profilo professionale generale

Il percorso formativo

I luoghi e gli autori della formazione

Le concrete modalità di contrattualizzazione dei mediatori

I nodi problematici

Pontifex o capri espiatori?

 

 

1. L’orizzonte interculturale

Affrontare il tema dei mediatori “linguistico-culturali” entro i processi formativi ed educativi implica, in primo luogo, fare i conti con una pregiudiziale teorica e pedagogica riferita alla dimensione interculturale.

 

1.1. educare al tempo della complessità

Tale pregiudiziale può così essere sinteticamente riassunta:

l’educazione interculturale non è qualcosa di aggiunto rispetto alla scuola normale ma costituisce invece la normalità dell’educazione nelle società multiculturali e postmoderne.

Le questioni essenziali dell’educazione interculturale possono allora così definirsi:

q       L’educazione interculturale, nelle sue molteplici dimensioni, si prospetta come la risposta più avanzata rispetto alle modificazioni sociali nazionali, europee e mondiali ed alla conseguente domanda di istruzione e formazione di ogni persona e della collettività.

q       L’accentuarsi delle situazioni di natura multiculturale e plurietnica può così tradursi in occasione di arricchimento e di maturazione in vista di una convivenza basata sulla cooperazione, lo scambio, l’accettazione produttiva delle diversità come valori ed opportunità di crescita democratica.

q       Ogni scuola è chiamata a divenire laboratorio di convivenza democratica ove si apprende a convivere costruttivamente con le differenze sperimentando nel concreto la cittadinanza planetaria.

q       Il punto d’avvio dell’educazione interculturale è il riconoscimento e la valorizzazione delle differenze - di genere in primo luogo - entro un percorso di formazione alla cittadinanza planetaria vista come nuova dimensione della convivenza democratica.

q       Al centro dell’attenzione della scuola si pone così il problema dell’identità individuale e delle forme di appartenenza.

q       L’educazione interculturale, oggi, può essere rappresentata come un caleidoscopio a diverse facce che rappresentano nodi con i quali la scuola si confronta.

q       L’educazione interculturale infatti è una questione poliedrica che deve essere esaminata sotto diverse angolature a partire da alcuni nodi fra loro interconnessi in una rete relazioni complesse e dinamiche

 

1.2. I nodi dell’educazione interculturale come sfondo integratore del POF

Stando a tali premesse il Documento “Educazione interculturale nella scuola dell’autonomia” (elaborato in ambito MPI nel 2000) nel proporre l’approccio interculturale come sfondo integratore del piano dell’offerta formativa segnala 13 nodi quali dimensioni cruciali dell’educazione nelle società complesse, globali, postmoderne:

1.      Identità, differenza e nuova cittadinanza

2.      Dimensione mondiale dell'educazione

3.      Dimensione europea dell'educazione

4.      Razzismo, antisemitismo, pregiudizio e intolleranza

5.      Minoranze interne

6.      Varietà culturale e spazi urbani

7.      Immigrazione e emigrazione

8.      Italiano come lingua2

9.      Multimedialità e linguaggi

10.  Abitare l'emergenza

11.  Il dialogo interreligioso

12.  Adulti e famiglie

13.  Saperi, ambiti disciplinari e campi di esperienza

E se ne può aggiungere un quattordicesimo: le scuole italiane all’estero e la loro interazione con il territorio

 

 

2. Mediazione culturale e mediatori culturali. Indice del percorso

Affrontare il tema specifico della mediazione in ambito educativo, con particolare riferimento all’inserimento ed alla frequenza scolastica di alunni migranti implica analizzare i seguenti ambiti problematici:

§         I processi educativi nella società multiculturale: analisi dei bisogni di mediazione con specifico riferimento alla presenza di alunni stranieri nelle scuole italiane

§         Ricognizione dei testi normativi su mediatore

§         Elementi per un primo identikit dei mediatori culturali:

§         Profilo delle competenze del mediatore in ambito educativo

§         I percorsi di formazione

§         Descrizione del profilo professionale generale

§         Competenze di base e trasversali

§         Competenze tecnico professionali

§         Analisi del percorso formativo, dei luoghi e degli autori della formazione.

§         Il nodo della certificazione

§         Le concrete modalità di contrattualizzazione dei mediatori

§         Le concrete modalità di interazione tra docenti, scuole e mediatori

 

 

3. Analisi dei bisogni di mediazione con specifico riferimento alla presenza di alunni stranieri nella scuola italiana

 

3.1. Complessità

Negli ultimi 20 anni la scuola italiana ha visto crescere notevolmente la presenza di alunni stranieri (cfr. dossier statistici pubblicati dal Ministero nel corso degli anni).

Tale presenza si manifesta in modalità complesse sin dal primo accesso alla scuola.

Ben diverso è, ad esempio, l’inserimento di un bambino figlio di immigrati ma nato in Italia e che ha frequentato il nido e la scuola dell’infanzia, rispetto ad un inserimento improvviso ad anno scolastico iniziato da parte di un bambino neo arrivato da un paese straniero. I livelli di complessità si fanno poi ancora più significativi se si tiene conto anche

q       della differenza di genere

q       della specifica cultura di provenienza;

q       della causa che sta all’origine del percorso migratorio della famiglia

q       dell’esistenza o meno di una famiglia (es. minori non accompagnati)

q       del tipo di inserimento che la famiglia sta vivendo in Italia

q       del tipo di ipotesi identitaria assunta dal contesto famigliare

q       ….

 

 

3.2. I bisogni della scuola con riferimento all’inserimento alunni stranieri

Entro tale complessità le aree in cui la scuola evidenzia nuovi bisogni a livello formativo, organizzativo e didattico possono così definirsi

 

Nei confronti degli studenti stranieri

q       Necessità di conoscenza della cultura d’origine e della ipotesi identitaria di riferimento della famiglia e dello studente

q       Necessità di costruire un ponte di comunicazione in particolare nei confronti di studenti neo arrivati

q       Necessità di definire coerenti protocolli di accoglienza e di insegnamento italiano L2

q       Necessità di ridefinire l’ambiente educativo

q       Necessità di favorire il mantenimento della cultura e della lingua di origine

 

Nei confronti delle famiglie immigrate

q       Necessità di informare e facilitare l’accesso ai servizi educativi

q       Necessità di orientamento e di definizione di modalità di intervento in situazioni di conflitto (incidenti interculturali e/o fraintendimenti)

q       Necessità di orientare i genitori neo-arrivati

 

Nei confronti di insegnanti, operatori educativi, istituzioni educative

q       Necessità di strumenti atti a risolvere difficoltà comunicative nella prima fase di inserimento

q       Necessità di reperire informazioni sulla storia del bambino, sui modelli formativi e scolastici del paese d’origine

q       Necessità di acquisire nozioni teoriche di base, strumenti operativi e tecniche didattiche in ambito interculturale

 

Nei confronti degli studenti italiani

q       Necessità di conoscenza riferite alle culture altre

q       Necessità di acquisire competenze interculturali con riferimento alla rilettura dei curricoli, ecc..

 

3.3 Le risposte della scuola

Nel corso degli anni, a partire in particolare dalla CM 205/90 e grazie ad una significativa attenzione da parte del Ministero le scuole si sono dotate di progettualità e di strumenti atti a rispondere in modo organizzato alle nuove sfide superando la logica dell’emergenza lungo i seguenti assi:

 

  1. formazione dei dirigenti, dei docenti e degli operatori
  2. inserimento dell’educazione interculturale quale dimensione e orizzonte del POF
  3. lettura della problematica legata all’inserimento degli alunni stranieri quale uno (e non l’unico) degli elementi della dimensione interculturale della scuola
  4. predisposizione di prassi e strumenti specifici per inserimento alunni stranieri

Ø       commissione intercultura ed accoglienza del collegio docenti

Ø       predisposizione materiali pluirlingue per iscrizione, certificazioni sanitarie, moduli per accesso a servizi mensa, prescuola, ecc..

Ø       predisposizione avvisi, circolari d’uso comune … bilingui

Ø       definizione protocollo d’accoglienza

Ø      

o        definizione protocollo di accoglienza di matrice didattica

o        protocollo per biografia linguistica alunno

o        kit pronto soccorso linguistico

o        costituzione ed utilizzo laboratorio linguistico L2

o        predisposizione di materiali didattici ad hoc (schede, materiali multimediali, materiali di L2 a partire dalla diverse L1 di provenienza, schede e strumenti analisi competenze extralinguistiche…)

o        predisposizione di materiali didattici ad hoc per o studio (schede semplificate per lo studio delle diverse discipline)

o        scaffali e/o biblioteche multiculturali e interculturali

o        ……

·         ricerca delle modalità più consone di relazione con le famiglie di appartenenza

·         traduzioni

·         percorsi di conoscenza delle diverse culture e dei diversi atteggiamenti nei confronti della scuola e dei processi di formazione

·         inserimento in progetti territoriali per aumentare conoscenza e consapevolezza reciproche

·         feste ed attività multiculturali

 

 

 

4. I mediatori “culturali”: fenomenologia di una definizione

Dagli anni ’90 in poi si è venuta sempre più affermando la figura del mediatore “culturale” benché tale figura non abbia al momento ricevuto una chiara definizione. Del resto la normativa al riguardo non è né chiara né univoca già a partire dal “nome” con cui indicare tale figura. Nello specifico poi il Ministero dell’Istruzione non ha mai elaborato una posizione univoca. Così i riferimenti normativi a livello di MIUR sono deboli (cfr. MPI CM 205/90 (ed. interculturale),  MPI DM 2002/2000,  DPR 394/99) mentre sono molto più consistenti per quanto concerne le amministrazioni locali (Legge 40/98 Art. 36 6b e Art. 40 § 1 d; D.L. 286/98 Art. 38 che rimanda alla legge 40/98 art. 36).

Tentativi di definire in modo più preciso il ruolo e la figura del mediatore possono essere ascritti ad uno studio del CNEL, alle sperimentazioni di diverse realtà locali, a ricerche scientifiche e, da ultimo, al documento-bozza di lavoro - interministeriale presentato dal Ministero del Welfare al Seminario di studio tenutosi a Padova nel giugno 2002. Tale documento è frutto dell’apporto di tutti i ministeri interessati alla problematica (Interni, Giustizia, Lavoro-Welfare, Istruzione, Sanità).

 

Per quanto riguarda il settore scolastico la letteratura e l’esperienza individuano alcuni nuclei che costituiscono una condivisa struttura aperta dell’identikit del mediatore.

Gli assunti di fondo possono così riassumersi

a)     il mediatore culturale non sostituisce l’insegnante che per definizione è esperto in mediazione

b)     il mediatore agisce come supporto, strumento, esperto, … che, con competenze definite, interagisce con gli insegnanti e l’istituzione scolastica entro i percorsi di cui questa si dota per la costruzione di una scuola dell’autonomia riletta in chiave interculturale

 

4.1. La normativa: ricognizione sulle tracce di una definizione

Abbiamo sostenuto che la normativa che accenna alla figura del mediatore non è né chiara né univoca. In essa infatti si intrecciano ben tre tipologie di definizione:

q       mediatore linguistico

q       mediatore culturale

q       mediatore interculturale

 

La scheda che segue fornisce una sintetica esplicitazione delle difficoltà di definizione che trovano origine sia nella assoluta novità, per la società italiana, della figura del mediatore che in una non chiarita distinzione dei diversi ruoli, ambiti, modalità di intervento del mediatore.


Scheda normativa: ricognizione dei testi normativi  su mediatore con riferimento all’ambito scolastico

 

Riferimento normativo

testo

Tipologia “mediatore” evidenziata

 

Gazzetta ufficiale n. C 153 del 21/06/1989 pag.3 - 4

 

Risoluzione Europea del Consiglio e dei ministri dell'istruzione riuniti in sede di Consiglio, del 22 maggio 1989 concernente la scolarizzazione dei figli degli zingari e dei girovaghi (89/C 153/02):

1c: “formazione e impiego di insegnanti di origine zingara e girovaga quando ciò sia possibile”.
 

 

Appartenente alla stessa cultura. Non è chiaro se è figura interna alla scuola o esperto esterno

 

MPI  CM 301/89

"Notevole importanza didattica assume il clima relazionale da attivare nelle classi e nella scuola. Gli alunni appartenenti ad altre etnie, specie se di recente immigrazione, debbono trovare stimoli comunicativi dall'intervento di coetanei immigrati (che hanno già qualche consuetudine con la lingua italiana) e dalla partecipazione di adulti che sono in grado di comunicare in lingua italiana e nell'altra lingua".

 

Coetanei immigrati (mutuo insegnamento)

 

 

Adulti bilingui

MPI 205/90 (ed. interculturale)

§ 6 Compito della scuola, entro l’educazione interculturale è “mediazione fra le diverse culture: mediazione non riduttiva degli apporti culturali diversi, bensì animatrice di un continuo, produttivo confronto fra differenti modelli. L'educazione interculturale -si osserva- avvalora il significato di democrazia, considerato che la "diversità culturale" va pensata quale risorsa positiva per i complessi processi di crescita della società e delle persone. il riconoscimento della sua identità culturale, nella quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione e di collaborazione, in una prospettiva di reciproco arricchimento".

 

È previsto l’intervento di esperti per favorire la relazione scuola-famiglia (§ 5)

L’intervento degli enti locali e la collaborazione delle comunità e delle famiglie consente in alcune sedi scolastiche l’impiego di mediatori madrelingua per sostenere l’inserimento e attuare  le iniziative per la valorizzazione della lingua e cultura d’origine

Insegnante come mediatore

 

 

 

 

 

Mediatori madrelingua per sostenere inserimento

 

Mediatori madrelingua (comunità immigrata)

§         per valorizzazione lingua e cultura di origine.

§         relazioni con famiglie straniere

 

Legge 40/98*

Art. 36 6b

(regolamento successivo con indicazione ….) dei criteri per il riconoscimento dei titoli di studio e degli studi effettuati nei Paesi di provenienza ai fini dell'inserimento scolastico, nonché dei criteri e delle modalità di comunicazione con le famiglie degli alunni stranieri, anche con l'ausilio di mediatori culturali qualificati;

 

 

 

Mediatori culturali qualificati per comunicazione con famiglie alunni stranieri

Legge 40/98*

Art. 40 § 1 d

Misure di integrazione sociale
1. Lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni, nell'ambito delle proprie competenze, anche in collaborazione con le associazioni di stranieri e con le organizzazioni stabilmente operanti in loro favore, nonché in collaborazione con le autorità o con enti pubblici e privati dei Paesi di origine, favoriscono:
….

d) la realizzazione di convenzioni con associazioni regolarmente iscritte nel registro di cui al comma 2 per l'impiego all'interno delle proprie strutture di stranieri, titolari di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore a due anni, in qualità di mediatori interculturali al fine di agevolare i rapporti tra le singole amministrazioni e gli stranieri appartenenti ai diversi gruppi etnici, nazionali, linguistici e religiosi;

 

 

Mediatori interculturali (si precisano alcune sue caratteristiche: 2 anni di presenza in Italia, titolari di permesso di soggiorno)

agevolano rapporti tra istituzione scuola e stranieri

D.L. 286/98*

Art. 38 (cfr legge 40/98 art. 36)

..dei criteri per il riconoscimento dei titoli di studio e degli studi effettuati nei paesi di provenienza ai fini dell'inserimento scolastico, nonché dei criteri e delle modalità di comunicazione con le famiglie degli alunni stranieri, anche con l'ausilio di mediatori culturali qualificati;

 

mediatori culturali qualificati per

§         conoscenza sistema scolastico di origine

§         comunicazione con le famiglie

 

DPR 394/99 Art. 46

 

§ 5 Il collegio docenti formula proposte in ordine ai criteri e alle modalità per la comunicazione tra scuola e famiglia degli alunni stranieri. Ove necessario, anche attraverso intese con l’ente locale, l’istituzione scolastica si avvale dell’opera di mediatori culturali qualificati

 

§ 6 il consiglio di istituto promuove intese con associazioni straniere… allo scopo di stipulare convenzioni e accordi per attivare progetti di accoglienza, iniziative di educazione interculturale, azioni a tutela della cultura e della lingua di origine e lo studio delle lingue straniere più diffuse a livello internazionale

 

 

 

mediatori culturali qualificati per

§         accoglienza

§         comunicazione con le famiglie

§         azioni tutela lingua di origine

 

MPI DM 2002/2000

Art. 5 Formazione finalizzata

Gli interventi relativi agli istituti contrattuali comprendono, per gli insegnanti:
· realizzazione degli interventi di formazione per il sostegno ai progetti delle scuole collocate in aree a rischio;
· formazione a supporto delle scuole a forte processo immigratorio: disseminazione del materiale di pronto intervento, estensione di corsi universitari per la didattica dell'italiano come L2, avvio di un progetto di formazione di mediatori linguistici e di preparazione per la tutela della lingua di origine;

 

Mediatori linguistici

 

 (ci si riferisce alla attività dei CTP invitati a formare mediatori linguistici

Legislazioni regionali

Le regioni, sulla base delle normative sopra citate, hanno prodotto una grande mole di leggi.

Si cita ad esempio la legge regionale del Piemonte n. che ha permesso di finanziare percorsi di utilizzo di mediatori a livello scolastico.

Nell’anno in corso la gestione del bando per la presentazione dei progetti è stata affidata alle province della regione.

La stessa cosa è accaduta in molte altre regioni.

 

 

 

* Nota.  Il 30 luglio 2002 è stata approvata la legge n. 189 (meglio nota come legge Bossi-Fini): „Modifica alla normativa in materia di immigrazione e asilo“. Va tuttavia sottolineato che la nuova legge lascia inalterate le disposizioni relative all‘istruzione per gli immigratie ed i loro figli


 

5. Un primo identikit della figura del mediatore

Tracciare un primo identikit della figura del mediatore implica:

q       definire cosa il mediatore NON è

q       definire gli ambiti di un proficuo intervento del mediatore

q       definire le competenze specifiche necessarie del mediatore in ambito educativo (profilo professionale – profilo di competenze)

 

Una sintesi, elaborata a partire da uno studio di Massimilino Tarozzi, offre l’opportunità di mettere in risalto i tratti fondamentali di un primo identikit del mediatore in ambito educativo.

 

 

 

 

 

 


 

 

MEDIATORI CULTURALI – UN PRIMO IDENTIKIT

 

Cosa non è il mediatore

 

Gli ambiti di un proficuo intervento
della figura del mediatore

Skills  del mediatore culturale
come operatore pedagogico

 

1. non è l’esperto di intercultura cui demandare tutto cio che concerne l’educazione interculturale e l’integrazione dei bambini non autoctoni

1. Situazioni di emergenza. Spesso è il caso del lavoro di interpretariato nei confronti di ragazzi appena giunti da un paese straniero. Ma, trattandosi di situazioni limitate e a termine dovrebbero terminare una volta cessata l’emergenza.

 

1. Consapevolezza dell’infinità del proprio compito. Da qui il senso del limite e dell’imperfezione da trasformare in caratteristica positiva, maggiore consapevolezza e responsabilità nei confronti di ogni azione e decisione.

 

2. Non è pensabile che tutte le funzioni della mediazione siano svolte da una sola persona che peraltro dovrebbe possedere abilità e capacità illimitate

2. Funzione di back office. Non sportello e/o assistenza diretta ma consulenza ai responsabili dei vari servizi per tutto ciò che riguarda la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti, l’acquisto di materiali, l’organizzazione scolastica, le scelte strategiche, il supporto nella predisposizione di ambiente multiculturale ecc

2. Competenza pedagogica: le relazioni che egli instaura sono sempre relazione educative e richiedono conoscenze ed abilità specifiche: tecniche della comunicazione, dell’animazione, della conduzione del gruppo, di identificazione personale, di tipo manageriale.

 

3. Non è legittimo delegare in toto al mediatore il ruolo di agente, principale o esclusivo, del cambiamento sociale. Questo tipo di aspettativa, che diviene delega, è ancor più preoccupante in quanto indice di immobilismo o di disinteresse.

 

3. Animazione interculturale. Attualmente questa figura è legata a interventi sporadici di carattere informativo. Si tratta di andare oltre giungendo alla figura dell’animatore culturale.

 

3. Una buona conoscenza della lingua italiana e di almeno una delle lingue veicolari dei gruppi etnici presenti sul territorio affiancata da buone capacità comunicative.

 

4. La mediazione cognitiva (presenza costante di un mediatore culturale in una classe con bambini di etnica minoritaria ad affiancare il lavoro dell’insegnante) è una funzione non solo difficilmente realizzabile ma nemmeno auspicabile. Costruire uno spazio interattivo appropriato  è compito dell’insegnante, non di altri.

 

4. Capacità comunicative: il mediatore dovrà essere un costruttore di relazioni e un manutentore delle stesse.

 

5. Non sembra auspicabile nemmeno la figura del mediatore come informatore, ovvero come colui che entra nelle classi con interventi sporadici per far conoscere la cultura di un determinato paese. E’, in sostanza, il rischio di ridurre la cultura alla dimensione folklorica

 

5. Il mediatore dovrebbe appartenere alla medesima area culturale degli utenti a cui si rivolge o, se di cittadinanza italiana, conoscere ad alto livello l’area culturale e/o la lingua degli utenti con cui opera.

 

6. Il mito della imparzialità. Il rischio è che il mediatore si trovi tirato dalle due parti e di non riuscire a gestire questa difficilissima situazione.

 

 

6. Il mediatore è capace di mappare, prevenire e gestire i conflitti

 

 

 

7. Il bagaglio professionale del mediatore culturale è costituito anche da abilità individuali, sia naturali che culturali che, in quanto soggettive, sono di per sé inclassificabili ma costituiscono anche il tratto distintivo di un soggetto

 

Rielaborazione da M. Tarozzi, La mediazione educativa. Mediatori culturali tra uguaglianza e differenza, CLUEB, Bologna, 1998.

Occorre precisare che se la figura del mediatore costituisce una dimensione fondamentale dell’educazione interculturale, non necessariamente a questa funzione deve corrispondere un’unica figura professionale che la svolga".

 


6. La pratica della mediazione nell’ambito scolastico: il profilo di competenze

In riferimento alle problematiche relative all’inserimento degli alunni figli di famiglie migranti emergono dalla scuola nuovi bisogni di tipo formativo, organizzativo e didattico rispetto ai quali il ricorso alla figura del mediatore culturale può rappresentare una risposta efficace. La tabella che segue evidenzia (anche se non in modo esaustivo) i possibili ambiti di intervento del mediatore delineando, nel contempo, il suo profilo di competenza

PROFILO DELLE COMPETENZE – PROFILO PROFESSIONALE

IL MEDIATORE CULTURALE NEI SERVIZI SCOLASTICI/EDUCATIVI

 

A. Nei confronti dei bambini figli di migranti

A1. Sostenere la prima fase di accoglienza e di inserimento

A2. Ricostruire la biografia e la storia scolastico-linguistica del bambino straniero

A3. Rendere esplicite le regole del servizio e della scuola

A4. Ridurre l’ansia e il disagio da sradicamento

A5. Fornire visibilità e valorizzare le culture di appartenenza

A6. Costituire modello positivo di riferimento e di identificazione per bambini immigrati

A7. Fornire legittimità e valore alla lingua d’origine entro la scuola

A8. Facilitare - di concerto con l’insegnante - il primo approccio all’apprendimento della lingua italiana

 

B. Nei confronti delle famiglie migranti

B1. Informare, facilitare l’accesso all’uso dei servizi educativi mettendo in relazione i partners educativi

B2. Tradurre materiali informativi, avvisi, cartellonistica, documenti, ecc.

B3. Intervenire in situazioni di conflitto (incidenti interculturali e/o fraintendimenti)

B4. Orientare i genitori neo-arrivati

 

C. Nei confronti di insegnanti, operatori educativi, istituzioni educative

C1. Contribuire a risolvere difficoltà comunicative nella prima fase di inserimento

C2. Fornire informazioni sulla storia del bambino, sui modelli formativi e scolastici del paese d’origine

C3. Fornire informazioni sulla cultura d’origine del bambino

C4. Tradurre informazioni e comunicazioni

C5. Sostenere l’insegnamento della seconda lingua

 

D. Nei confronti degli studenti italiani

D1. Presentare culture altre

D2. Fornire immagine positiva dei paesi d’immigrazione e delle loro culture

D3. Narrare e proporre animazioni interculturali

 

E. Nei confronti degli adulti migranti

E1. Interagire con le istituzioni scolastiche cui fanno capo i CTP

E2.Interagire con le comunità di migranti presenti sul territorio

E3. Interagire con gli insegnati dei CTP

E4.  Competenze descritte sopra ai punti A.B.C.

F. Competenze base e di rete

F1. Capacità di gestire conflitti

F2. Essere facilitatore di relazioni

F3. Competenze nella gestione di gruppo

F4. Capacità reperire informazioni

F5. Competenze progettuali (analisi dei bisogni, definizione delle strategie di intervento, realizzazione, monitoraggio, valutazione...)

F6. Competenze multimediali

F7. Competenze riferite alla relazione con enti ed istituzioni

 

7. Il mediatore come operatore socio educativo:

     descrizione del profilo professionale generale

 

La figura del mediatore culturale si connota come specificazione della figura definita "operatore socio educativo".

In termini ampi la professionalità dell'operatore socio educativo si definisce a partire da tre ambiti di competenza:

A.     competenza culturale: l'operatore socio educativo deve farsi agente/manager di integrazione e di sperimentazione culturale;

B.      competenza metodologica (con particolare riferimento alle capacità di osservazione/scoperta e di investigazione ricerca);

C.     competenze tecnico-professionali: saldare dialetticamente la cultura ufficiale (che si declina in competenze teoriche, operative e internazionali) con la cultura d'ambiente (capacità di fungere da moltiplicatore culturale sia nei confronti delle risorse/opportunità di cui dispone il territorio sociale, sia nei confronti della pluralità di linguaggi, costumi, valori, fedi presenti in un territorio)

 

7.1. La specificità della figura del mediatore culturale

Nello specifico la figura del mediatore interculturale declina le tre competenze sopra citate nell'ambito del rapporto tra immigrati e società d'arrivo con la finalità di:

q       mappare il territorio multiculturale (bisogni, risorse, potenzialità);

q       mobilitare le risorse del territorio multiculturale (sia sul versante degli alunni immigrati che su quello degli alunni italiani);

q       collaborare a prevenire il nascere o il crescere di razzismo, rifiuto, xenofobia, chiusura in gruppi, ghetti, etnocentrismo, ecc.;

q       favorire il nascere ed il crescere di relazioni interculturali secondo la logica della convivenza democratica;

q       favorire l'integrazione nella società (riconoscimento dei diritti di cittadinanza e loro effettiva concretizzazione: educazione, salute, lavoro, casa, ecc.) mediante la capacità di connettere i diversi soggetti e le diverse istituzioni che agiscono a livello di "immigrazione" ed interculturalità (lavoro di rete);

q       favorire il rapporto interculturale a livello di cultura formativa e sociale secondo la dialettica identità/differenza;

q       operare per una convivenza costruttiva e democratica.

 

7.2. Competenze di base e trasversali

Tra le competenze di base possiamo distinguere

q       competenze comunicative

§         dinamiche comunicative

§         conoscenza di più lingue

 

q       competenze relazionali

§         utilizza tecniche relazionali di matrice interculturale

§         gestisce adeguatamente il proprio ruolo

§         facilita il rapporto tra persone e persone e persone ed enti

 

 

7.3. Competenze tecnico professionali

q       giuridico norrmative

§         conoscere la legislazione di settore

§         coerente applicazione della legislazione ai casi concreti

 

q       mappatura del territorio e del contesto sociale

§         conoscere il funzionamento e le modalità di accesso dei servizi

§         conoscere i processi migratori con riferimento allo specifico del territorio

§         mettere in rete risorse e competenze

 

q       progettazione di interventi nella specifica area educativa

§         saper utilizzare tecniche di progettazione per l’intervento (analisi dei bisogni, definizione degli obiettivi, ecc.)

§         individuare gli elementi normativi e le necessarie risorse istituzionali e del territorio

§         valutarere i risultati dell’attività secondo modalità di retroazione

 

 

8. Il percorso formativo

 

La letteratura e l’analisi delle esperienze compiute in questi anni (si veda al riguardo l’analisi compiuta da FavaroNigris 1999 per il Centro Come di Milano) concordano sostanzialmente con la sintesi proposta dal CNEL che individua il percorso di formazione dei mediatori sulla base di un progetto formativo modulare di primo livello (500 ore) così definito:

·         area della comunicazione e della relazione interculturale

·         area normativa

·         area dell’organizzazione dei servizi

·         area specifica di intervento (nel nostro caso: ambito educativo): almeno 100 ore

·         stage – tirocinio (il CNEL suggerisce di dedicare a questa area circa un terzo del monte ore complessivo)

 

Il CNEL suggerisce inoltre la necessità di un percorso di formazione di secondo livello di 300 ore. Tale richiesta di formazione specialistica è attestata sia in letteratura che in concrete esperienze di formazione di mediatori.

 

A livello di formazione uno dei nodi di dibattito riguarda il fatto che i mediatori debbano essere esclusivamente stranieri/migranti oppure se anche persone autoctone possano diventare mediatori.

Non tutti gli autori (e le stesse esperienze di formazione) sono al riguardo concordi. Personalmente ritengo che il problema possa e debba essere risolto tenendo conto delle diverse attività, dei diversi e complessi bisogni a cui la figura del mediatore risponde.

E’ certamente ovvio riconoscere che specifici elementi della mediazione culturale competano esclusivamente ad un mediatore invece che ad un altro. Ad esempio un intervento di pronto soccorso linguistico nei confronti di un ragazzo appena giunto dal Marocco non può che essere svolto da un mediatore/mediatrice linguistico/a che conosca perfettamente l’arabo (…e magari quella specifica tipicità di arabo), mentre la consulenza ad un istituto scolastico che intenda fondare il proprio Piano dell’offerta formativa (POF) a partire dall’ottica interculturale (o definire una precisa strategia di accoglienza, o realizzare un laboratorio linguistico; oppure, nel caso di altro servizio pubblico, la progettazione di un servizio o di uno sportello di consulenza rivolto a tutti gli immigrati) richieda la presenza di un esperto in mediazione culturale a prescindere dall’appartenenza o meno ad una specifica cittadinanza straniera e/o minoranza linguistica.

In questo caso la specificità dei ruoli, la loro diversità e le loro interazione rendono ulteriormente ragione della necessità di formare contemporaneamente ed in modo sinergico mediatori sia stranieri che italiani oltre che della necessità di giungere ad “agenzie di mediazione” capaci di rispondere a tutte le complesse esigenze poste dalla società multiculturale (si tenga infatti conto che oltre alla mediazione in ambito educativo esiste, come già sottolineato, anche la mediazione nei campi socio-assistenziale, del lavoro, della sanità, della giustizia, della pubblica sicurezza,….)

 

 

9. I luoghi e gli autori della formazione

I percorsi di formazione dei mediatori sono stati inizialmente frutto della capacità progettuale (unita all’emergenza ed al concreto bisogno di tali figure) di associazioni ed enti del terzo settore che successivamente hanno iniziato ad operare in modo più strutturato correlandosi con enti locali (che agiscono in base alla normativa vigente) e Centri di Formazione Professionale.

Successivamente si è giunti a forme di riconoscimento delle competenze acquisite mediante esame e successiva certificazione da parte della formazione professionale regionale (così è accaduto ad esempio in Lazio, Emilia Romagna, ecc..).

A mia conoscenza un percorso integrato tra Università, scuole e territorio si è realizzato solo a Piacenza (università del Sacro Cuore).

Diverse Università hanno poi recentemente istituito (grazie alla riforma 3+2) corsi di laurea triennale definita variamente “Laurea in mediazione culturale” (Torino, Modena, Trieste, Brescia, Siena, ecc.) mentre altre università hanno istituito master sullo stesso argomento (ad esempio l’università di Venezia) oltre che percorsi di formazione finalizzati (cfr progetto alias dell’Università di Venezia dedicato all’italiano come L2 e prevalentemente rivolto a docenti oppure il progetto DIDATALS – certificazione di competenza in didattica dell’italiano a stranieri - dell’Università per stranieri di Siena

 

Da ultimo il testo del DM 2002/2000 sulla formazione (cfr scheda normativa) prevede che i Centri territoriali permanenti possano istituire percorsi di formazione di mediatori.

 

Certamente, ad una prima analisi, il settore risulta ancora non ben definito.

Con tutta probabilità andrebbe definito uno standard nazionale a cui i diversi soggetti che offrono formazione per mediatori debbano attenersi. Tale standard dovrebbe o potrebbe anche portare ad una certificazione di competenze rilasciata dalla formazione professionale regionale.

Un primo tentativo di rispondere a tale necessità può considerarsi il documento interministeriale presentato al Seminario di Padova nel giugno 2002.

Altro nodo sul tappeto è poi costituito dalla accesa discussione sulla fattibilità di un albo professionale dei mediatori.

 

10. Le concrete modalità di contrattualizzazione dei mediatori

 

Le modalità di contrattualizzazione da parte degli istituti scolastici dei mediatori possono così riassumersi:

 

Si tratta di modelli diversi che a volte convivono nelle diverse realtà della scuola italiana.

Negli ultimi anni mi pare si stiano privilegiando le ultime due modalità che offrono maggiori garanzie per quanto riguarda il livello di professionalità dei mediatori, la loro formazione ed aggiornamento, l’attenzione ai momenti della programmazione degli interventi.

 

11. I nodi problematici

Per concludere credo utile sottolineare come, malgrado quando sin qui detto, i nodi ancora problematici e/o soggetti a discussione

A.     i percorsi di formazione: quali professionalità per una scuola interculturale?

q       descrizione del profilo professionale generale

q       competenze di base e trasversali

q       competenze tecnico professionali

q       il percorso formativo

q       i luoghi e gli autori della formazione

q       le modalità di valorizzazione del dato esperienziale in relazione a percorsi soprattutto teorici

 

B.      il nodo della certificazione: chi certifica le competenze e le professionalità acquisite?

 

C.     le concrete modalità di contrattualizzazione dei mediatori e la loro organizzazione (società di mediazione? Cooperative? Contratti libero - professionali?)

 

D.     una precisa definizione dell’interazione tra insegnanti (professionalità che per definizione si definisce “di mediazione”) e figure professionali di mediazione culturale e/o linguistico-culturale.

 

12. Pontifex o capri espiatori?

I mediatori, per loro natura, sono costruttori di ponti: uniscono due sponde. Una operazione che, come sottolinea Ivo Andric in “Cronaca di Travnik” è sempre dolorosa.

La domanda finale, tuttavia, deve andare più a fondo: la nascita di una società basata sulla convivialità delle differenze può essere furbescamente caricata solo sulle spalle dei mediatori? O non si tratta invece di utilizzare la loro professionalità entro uno spazio sociale che implichi una radicale ridefinizione della società stessa? Entro un percorso ancora tutto da costruire in cui i singoli, i gruppi, la società riconoscono nuovo valore alle relazioni ed al legame sociale in vista della costruzione di una cittadinanza “glocale” capace di connettere locale e globale?

Se ciò non accadrà i mediatori saranno i prossimi capri espiatori di una società che rifiuta l’alterità non mercificata. Oppure saranno costretti a rivestire il ruolo non invidiabile di anestetico sociale nei confronti di alterità e differenze considerate pericolose e turbolente.

Come cittadini, educatori, intellettuali, esperti di processi formativi abbiamo il compito di ricordare che la scuola può e deve essere il laboratorio di convivenza democratica capace di rispondere al nuovo contesto definito società multiculturale.

Si tratta, in primo luogo, di una questione di democrazia. Come ben segnala la CM 205/90 che per prima ha imposto in Italia il termine educazione interculturale e che ancora oggi costituisce un sicuro faro per i naviganti.

 

Aluisi Tosolini

 

 

 

Nota: Il presente testo è stato predisposto per il Seminario ALI organizzato dal MIUR nei giorni 17-19 dicembre 2002 e per il Convegno Internazionale “Formazione, Curricoli, risorse nella società multiculturale” organizzato dalle Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre e de L’Aquila (10-11 dicembre 2002). Oltre che su Pavonerisorse è stato pubblicato nella rubrica Intercultura del sito http://www.scuolaer.it

 

 

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Bibliografia e sitografia minima

M. Tarozzi, La mediazione educativa. Mediatori culturali tra uguaglianza e differenza, Bologna, CLUEB, 1998.

M. Fiorucci, La mediazione culturale, Roma, Armando, 2000

A. Tosolini, I mediatori interculturali, in AAVV, Forme e pratiche della mediazione culturale, Parma, 2001

A..Tosolini, I mediatori culturali, In La città in controluce, n. 7/8 Piacenza

A.. Tosolini – S. Trovato, New media, internet, e intercultura, Bologna, EMI, 2001

G. Favaro, I mediatori linguistici e culturali nella scuola, Bologna, EMI, 2001

A..Belpiede, Mediazione culturale. Esperienze e percorsi formativi, Torino, Utet, 2002

 

http://www.educational.rai.it/corsiformazione/intercultura

http://www.cies.it

http://www.didaweb.net/mediatori/dwmediatori.htm