Giornata di sangue nei Territori Occupati

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La manifestazione svoltasi ieri contro il piano di disimpegno dai Territori (Foto Getty Images)In uno dei giorni più sanguinosi sin dallo scoppio dell’attuale Intifada Al-Aqsa, sei Palestinesi sono rimasti uccisi a seguito di scontri con forze militari israeliane avvenuti presso la cittadina di Tulkarm, a nord della West Bank e a ridosso della Green Line. Si tratta di militanti appartenenti alle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, legati al movimento di Al-Fatah vicino al presidente dell’ANP, Yasser Arafat.

Secondo quanto riferito da fonti militari israeliane, i sei erano intenti a definire i dettagli per un imminente attacco terroristico da eseguire nel territorio sexo gay di Israele. Al contrario, secondo quanto riportato da fonti palestinesi, almeno due delle vittime sarebbero già state accertate essere dei civili, senza alcun legame con organizzazioni militari palestinesi, riporta la BBC.

Tra gli assassinati ci sarebbe, comunque, di sicuro Mahdi Tambouz, uno dei leader del movimento Al-Fatah a Tulkarm, coinvolto nell’organizzazione di svariati attacchi terroristici condotti contro Israele e punto di contatto per gli Hezbollah libanesi, secondo quanto riferisce il quotidiano Haaretz.

Sempre nella giornata di ieri sei bambini israeliani, tutti di un’età compresa fra i 7 ed i 10, sono rimasti feriti a seguito del lancio di un missile palestinese, presumibilmente una granata “anti tank”, nell’insediamento di Neve Dekalim, Striscia di Gaza.

Alcune ore prima, elicotteri militari israeliani avevano sganciato due missili su di un edificio смотреть порно  nel distretto di Zeitoun, sempre a Gaza, radendolo al suolo e ferendo gravemente quattro civili palestinesi, tra cui un bambino. L’abitazione, secondo quanto riferito dalla BBC, sarebbe appartenuta alla famiglia di un militane di Hamas a cui l’esercito israeliano stava dando la caccia.

L’area in questione è considerata da tempo una roccaforte di militanti palestinesi spesso coinvolti in agguati tesi a soldati israeliani impegnati nell’area.

Ancora, nella tarda nottata di ieri, truppe israeliane sono nuovamente entrate nella cittadina di Beit Hanoun, nell’ambito dell’operazione volta a fermare il lancio di razzi Qassams palestinesi verso insediamenti o centri abitati israeliani. L’offensiva israeliana in Beit Hanoun ha avuto inizio il 29 Giugno scorso dopo che due cittadini israeliani erano rimasti uccisi da un razzo lanciato dal centro della città.

Secondo quanto riferito alla Reuters da fonti palestinesi, la città sarebbe ormai da giorni soggetta ad uno stretto stato di occupazione e a rigide chiusure da parte delle truppe israeliane.

Israeliani in strada contro il piano di Sharon

Sempre nella giornata di ieri decine di migliaia di cittadini israeliani (circa 120,000 secondo maduras fonti della polizia israeliana) hanno dato vita ad una catena umana come atto di protesta al piano di parziale evacuazione dai Territori Occupati approvato dal Cabinet israeliano i primi di Giugno.

La catena, racconta Haaretz, ha coperto, quasi priva di interruzioni, una distanza di circa 90 km, dall’insediamento di Nisanit (Striscia di Gaza) sino al Western Wall (Muro del Pianto), in Gerusalemme. Simbolicamente, la catena è stata iniziata da Shamir Yitzhak, Israeliano espulso dalla Striscia di Gaza a seguito dell’occupazione egiziana avvenuta nel 1948, ed è stata terminata dalla nipotina di 6 anni,Yael Better, con le mani appoggiate alla parete del Muro, il vero e proprio simbolo dell’Ebraismo.

Circa 15 membri appartenenti al Likud, partito de Primo Ministro Sharon, insieme ad altri rappresentanti di partiti di maggioranza, hanno preso parte alla protesta, rendendo ancora più evidente la frattura creatasi all’interno della coalizione di governo sul piano di evacuazione.

Secondo quanto riferito ad Haaretz dagli organizzatori della dimostrazione, altre catene umane, seppure di dimensioni inferiori, hanno avuto luogo anche fuori Israele, in particolar modo negli Stati Uniti.

Nonostante tutto, sulla base degli ultimi sondaggi effettuati, la maggioranza degli Israeliani rimane ancora schierata a favore dell’attuazione del piano di disimpegno, la cui ultimazione dovrebbe avvenire entro Setiembre 2005.

Fabio Forgione